Il judicial activism della Corte costituzionale oggi, fra discrezionalità legislativa, vincoli processuali e esigenze di tutela sostanziale.
| Componente | Categoria |
|---|---|
| Maria Grazia Rodomonte | Tutor di riferimento |
Il progetto di ricerca intende offrire un contributo alle attuali riflessioni sullo stato della giustizia costituzionale italiana. Focus dell'analisi è il difficile equilibrio fra processo costituzionale e diritto sostanziale, tema classico dell'ambito oggetto di studio che sembra tuttavia aver oggi assunto una rinnovata centralità. L' applicazione degli istituti tipici del processo costituzionale e lo spirito di auto-contenimento della Corte in presenza di spazi riservati al legislatore democratico hanno infatti sempre subìto rilevanti oscillazioni. Tuttavia, la strada imboccata dalla Corte a partire dalla sentenza n. 1 del 2014 e, in seguito, l'ampiamente dibattuta vicenda sul caso Cappato hanno riaperto un' accesa querelle sull'esistenza di limiti all'opera lato sensu creativa della Corte.
Un'osservazione approfondita della giurisprudenza più recente consentirà di valutare se, come sostenuto da alcune non isolate voci, l'attività di "raffinamento" delle modalità di intervento della Corte abbia superato,mediante il richiamo alla necessità di improrogabili esigenze di tutela e attuazione dei diritti coinvolti, quelle invarcabili limitazioni oltre le quali la tenuta dello Stato di diritto è compromessa. Obiettivo ultimo del progetto è giudicare se l'attuale fase del judicial activism della Corte possa essere inquadrata, al contrario, nell'esercizio di una necessaria funzione suppletiva posta in essere dal giudice delle leggi ispirata a una più sofisticata logica di leale collaborazione istituzionale. Si tratterebbe, in tal caso, di un nuovo modus operandi finalizzato alla massimizzazione dell'efficacia del sistema di garanzia dei diritti fondamentali ma connotato dalla volontà di non sottrarsi a una razionalizzazione e proceduralizzazione dell' interventismo dell'organo di garanzia.