Isap _ AdS Arte della Strada
Dal momento in cui la strada inizia ad essere individuata e rappresentata come un tema spaziale autonomo, ibridandosi con le parallele ricerche sulla scenografia prospettica teatrale, il dato percettivo diviene sempre più centrale. Si sviluppano specifiche tipologie stradali (dalla strada mercato a quella con fondale, dalle park-avenues alle autostrade di Le Corbusier, che ne decreta troppo presto la 'morte') e specifiche forme architettoniche, che si sono declinate nel tempo in rapporto all’evoluzione delle prescrizioni igieniche, delle reti tecnologiche e dei mezzi di trasporto e, più in generale, della percezione in movimento.
In questo senso, obiettivo del raggruppamento è studiare e mettere in relazione gli esiti di un’attenta pianificazione o rigenerazione urbana, spesso associabile agli intenti retorici di principi e dittatori, con quelli prodotti invece da iniziative dal basso nell’ambito dell’urbanistica spontanea e, soprattutto, del complesso e articolato fenomeno della street art, anche come risposta al progressivo abbandono della componente decorativa architettonica negli anni del Movimento Moderno.
Proprio la street art, avendo quasi del tutto abbandonato il mondo underground, sembra oggi poter incarnare la dimensione estetica del dialogo tra il passante e lo spazio urbano circostante. Con la sua capacità di ridefinire iconograficamente il paesaggio urbano in chiave contemporanea, è sempre più spesso uno strumento impiegato per la rigenerazione delle città sia nelle sue parti più marginali e periferiche, sia nei centri storici. Infatti, non solo consente l’emersione di significati legati ai luoghi, riavvicinando la comunità di riferimento, ma propone una riflessione sulle distorsioni della strada-vetrina legate ai processi di musealizzazione urbana, incide sul valore fondiario degli edifici e rimette in discussione procedure edilizie e urbanistiche consolidate, suggerendo nuovi modelli di gestione, intervento e conservazione del patrimonio urbano.
Per tali ragioni, il gruppo di ricerca vuole riporre, sebbene all’interno di un quadro più ampio definito dallo studio sulla dimensione urbana, architettonica e decorativa della strada, un’attenzione particolare al tema della street-art. Dalle rappresentazioni spontanee a quelle commissionate nell’ambito dei sempre più numerosi festival, è innegabile che questa espressione artistica stia acquisendo spazi rilevanti e stia entrando nel cuore delle città e dei cittadini. Dal 1974 (anno in cui viene edito il libro The Faith of Graffiti che segna in via definitiva la nascita di questo nuovo fenomeno artistico) ad oggi, il percorso compiuto dalla street art nel conquistare la città è stato continuo e graduale. Se inizialmente la possiamo individuare soltanto nei quartieri di ultima espansione o nelle aree abbandonate delle grandi infrastrutture urbane, oggi si insinua nei centri storici interagendo in maniera sostanziale con la materia antica.
Tutto ciò sta generando questioni nuove. Oltre a quelle relative alla libertà di manifestazione del pensiero, alla tutela della proprietà privata e al diritto d’autore (che in passato, sebbene in modo parziale, sono già state affrontate), diventano sempre più cogenti sia quelle relative alla conservazione del muralismo, in tutte le sue sfaccettature teoriche e pratiche, sia quelle relative alla preservazione degli spazi urbani che accolgono questo moltiplicarsi di manifestazioni artistiche. Per esempio, i materiali della città storica, che divengono i
supporti attraverso i quali la nuova arte murale si manifesta, come interagiscono con il nuovo strato pittorico: come agisce la vernice acrilica delle bombolette spray sui materiali antichi? Che tipo di film genera? Incrementa il degrado del supporto? Quali vernici possono essere maggiormente compatibili? Parallelamente, gli interrogativi toccano anche il piano etico, filosofico e normativo, ovviamente.
Ad esempio, è eticamente ed economicamente sostenibile l’azione di conservazione e reintegrazione della pellicola pittorica di un’arte nata per essere transitoria? La street art può essere considerata opera chiusa o aperta al suo divenire? Come si inserisce la street art nel paesaggio urbano storico? È davvero valorizzazione o soltanto una violenza in un ambiente delicato? Quali caratteri, forme e materiali dovrebbe assumere la street art perché possa dirsi compatibile con l’ambiente antico? È possibile parlare per la street art di conservazione preventiva e restauro programmato?
Queste sono alcune delle domande alle quali si cercherà di dare risposta.
Coordinatore e proponente:
- Maria Vitiello
Componenti:
- Fabio Colonnese
- Alfonso Ippolito
- Antonella Romano
- Barbara Tetti
- Giordiano Maria Fortuna, PhD student
- Federico Rebecchini PhD
Componente esterno:
- Andrea Califano, PhD
