La ginecologia secondo Galeno
Galeno di Pergamo (II-III sec. d.C.), il più prolifico degli autori antichi in lingua greca, che ha sondato molteplici aspetti, diagnostici, terapeutici e prognostici della medicina antica e destinato parte della sua enorme produzione anche all’esegesi filosofia e alla critica letteraria, non ha dedicato nessuno dei trattati medici alla ginecologia, di cui sembra di fatto essersi disinteressato. Tuttavia, è nel confronto con l’altra grande autorità medica del passato, ovvero con Ippocrate di Cos (V sec. a.C.), da lui considerata guida imprescindibile, che Galeno deve fare i conti con questa materia. Infatti all’interno del Corpus Hippocraticum sono raccolti molti testi di ginecologia, tra i quali figura anche il V libro degli Aforismi che per lo più raccoglie sentenze di carattere diagnostico e terapeutico di ginecologia. Nel commentare gli Aforismi circa sei secoli dopo la sua composizione, Galeno si trovò costretto ad affrontare temi ginecologici mantenendosi su un doppio binario: da una parte rispettare l’autorità ippocratica di età classica, dall’altra tenere conto delle rilevanti scoperte di età ellenistica sull’apparato riproduttivo femminile, che cambiarono inevitabilmente le conoscenze anatomo-fisiologiche precedenti.
Del V libro del Commento agli Aforismi manca ad oggi ancora un’edizione critica e lo studioso può leggere il testo solamente nell’edizione pubblicata da Karl Gottlob Kühn nel 1829, che è di fatto la trascrizione di un codice apografo del XV secolo. Dell’opera si propone una nuova edizione critica, accompagnata da traduzione italiana e commento perpetuo: il volume sarà proposto per la pubblicazione nella collana del Corpus Medicorum Graecorum (BBAW). Tale lavoro editoriale si basa su ricerche preliminari fatte sulla tradizione manoscritta e su aspetti specifici della ginecologia di prima età imperiale.
