L'egoismo razionale e le contingenze del reale / Rational egoism and the contingencies of the real
Era il 1943 quando nelle librerie apparve per la prima volta The Fountainhead di Ayn Rand. Il protagonista, Howard Roark, è un giovane architetto americano, sicuro e devoto al suo modo di vedere l’architettura, tanto da sublimarlo in un ferreo dogmatismo che nega qualsiasi altra strada se non quella perseguita: una figura risoluta, mai disposta a scendere a compromessi. Questo antieroe, ben raccontato in tutti gli aspetti del suo carattere, gioverà alla Rand per introdurre il concetto cardine della sua filosofia oggettivista avente come matrice l’esaltazione dell’egoismo razionale e dell’individualismo. Seppur con le dovute distinzioni e con implicazioni filosofiche diverse, l’eroe randiano si avvicina molto ai personaggi esistenzialisti di Camus; Roark mostra delle analogie con il Meursault ne Lo straniero: entrambi guidano la vita con caratteri che riscrivono il concetto di morale, trasfigurandolo in interpretazioni individuali, o se vogliamo razionali, ben divergenti dall’ideale colletivo di etica. Quasi in modo dichiarato la figura di riferimento che ha ispirato la Rand è Frank Lloyd Wright; tuttavia non sembrerebbe neppure azzardato pensare di poter accostare l’eroe randiano ad un altro maestro dell’architettura del XX secolo: Ludwig Mies van der Rohe.