Calcutta Kosher and The man with many hats. Recasting the Baghdadi Jews as a ‘new’ minority in contemporary India
Questo saggio analizza alcune opere letterarie di scrittrici contemporanee appartenenti alla comunità degli Ebrei Baghdadi di Calcutta, la più piccola delle comunità di religione ebraica dell’India, giunta nel Subcontinente alla fine del diciottesimo secolo. Attraverso il romanzo di Jael Silliman, A Man with Many Hats (2013) e l’opera teatrale di Shelley Silas Calcutta Kosher (2004), l’articolo naviga gli spazi interstiziali della memoria e ripercorre le tracce di una «geografia sensoriale» che riporta il lettore tra i vicoli angusti ma pieni di vita di una delle città più importanti e affascinanti dell’India co- loniale: Calcutta. Ribattezzata nel 2001 con il nome di Kolkata, la città che emerge dalle narrazioni letterarie e drammaturgiche di Silliman e Silas resta tuttavia la vecchia Calcutta intrisa dei sapori e dei profumi delle memorie dei suoi abitanti, in particolare quelle degli Ebrei Baghdadi che, nel corso di due secoli, l’hanno eletta come casa, rivendicando un’appartenenza transnazion- ale e ridefinendosi, in linea con questa nuova posizionalit , ‘Ebrei di Cal- cutta’. Nel nome di questa nuova identità, anche gli Ebrei di Calcutta si sono uniti al gruppo eterogeneo e più vasto di Ebrei Indiani per chiedere il ricon- oscimento dello status di minoranza all’interno dell’India postcoloniale. Attra- verso la narrativa e le opere di teatro, queste autrici di origine ebrea Baghdadi presentano dei quadri della memoria tessuti con trame e orditi sensoriali, che evocano la storia di questa importante comunità transnazionale minore.