L'egoismo razionale e le contingenze del reale / Rational egoism and the contingencies of the real

02 Pubblicazione su volume
Germano' Roberto

Era il 1943 quando nelle librerie apparve per la prima volta The Fountainhead di Ayn Rand. Il protagonista, Howard Roark, è un giovane architetto americano, sicuro e devoto al suo modo di vedere l’architettura, tanto da sublimarlo in un ferreo dogmatismo che nega qualsiasi altra strada se non quella perseguita: una figura risoluta, mai disposta a scendere a compromessi. Questo antieroe, ben raccontato in tutti gli aspetti del suo carattere, gioverà alla Rand per introdurre il concetto cardine della sua filosofia oggettivista avente come matrice l’esaltazione dell’egoismo razionale e dell’individualismo. Seppur con le dovute distinzioni e con implicazioni filosofiche diverse, l’eroe randiano si avvicina molto ai personaggi esistenzialisti di Camus; Roark mostra delle analogie con il Meursault ne Lo straniero: entrambi guidano la vita con caratteri che riscrivono il concetto di morale, trasfigurandolo in interpretazioni individuali, o se vogliamo razionali, ben divergenti dall’ideale colletivo di etica. Quasi in modo dichiarato la figura di riferimento che ha ispirato la Rand è Frank Lloyd Wright; tuttavia non sembrerebbe neppure azzardato pensare di poter accostare l’eroe randiano ad un altro maestro dell’architettura del XX secolo: Ludwig Mies van der Rohe.

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