Il diritto tra idea e fenomeno. Il 'caso' Widar Cesarini Sforza
È stato Pietro Costa a definire la riflessione filosofica sul diritto di Widar Cesarini Sforza come un ‘caso’, un paradigma con cui continuare a confrontarsi. In effetti, se è vero che il pensiero giusfilosofico di Cesarini Sforza si situa nell’ambito della cosiddetta ‘rinascita idealistica’, propria di un neohegelismo riferibile alle posizioni, per molti versi non convergenti, di Croce e di Gentile e ampiamente diffuse nella dottrina
italiana, tuttavia percorre itinerari originali che hanno un peculiare riscontro nella sua riflessione sul diritto. Cesarini Sforza si trova a concepire la sua opera in un tempo, quello compreso tra i due conflitti mondiali, che chiama ad una nuova ‘fondazione filosofica della filosofia del diritto’ italiana. Per Cesarini Sforza il compito della Filosofia del diritto non è confinabile all’aspetto conoscitivo, proprio della scienza giuridica, che avvicina i fenomeni giuridici nella loro immediatezza, nella loro datità di precetti che regolano obbligatoriamente la vita degli individui. Il diritto, in altri termini, non si offre all’osservazione come un dato della realtà fattuale, riducibile in formulazioni scientifiche che poi, nella loro attuazione, non esigono altro che una loro applicazione automatica. Si tratta, invece, di avviare una riflessione sulla volontà umana e sui suoi limiti, perché unicamente alla volontà, afferma Cesarini Sforza, attiene la formulazione dei precetti giuridici, la loro applicazione ai casi concreti attraverso il giudizio e, più in generale, solo nella volontà può radicarsi l’interezza dell’esperienza giuridica.