«Un mondo diverso». La politica estera italiana verso la Libia dopo il 2011
L’esame di tre momenti decisivi della politica estera italiana restituisce la serie di dilemmi strategici a cui l’Italia, in qualità di media potenza, ha dovuto rispondere per tutelare il proprio interesse nazionale di fronte alla crisi libica. A causa dell’acuirsi delle violenze e dell’instabilità che minacciavano gli interessi economici italiani nel paese nord-africano e di un dibattito politico in Italia che aveva fatto del tema dell’immigrazione un tema caldo per la competizione politica, Roma ha dovuto, nel limite delle proprie risorse e possibilità, perseguire obiettivi politici spesso in contraddizione tra loro. La priorità di garantire autorità e legittimità all’esecutivo centrale si è scontrata frequentemente con la necessità italiana di assicurarsi l’appoggio di milizie e tribù che costituiscono un vero e proprio para-Stato in alcune aree della ex Jamāhīriyya a cui sono stati corrisposti denaro e infrastrutture e che si sono così affermate in misura crescente come garanti della sicurezza e del sostentamento nella propria regione. La necessità di ridurre i flussi migratori in entrata e un’opinione pubblica profondamente avversa agli interventi militari hanno spinto Palazzo Chigi a rifuggire, a costo anche di perdere il sostegno di alleati cruciali come gli Stati Uniti o alcuni paesi europei, nuove operazioni militari in Libia che avrebbero potuto provocare un esodo di massa verso le coste italiane. A livello internazionale, l’impegno diplomatico italiano è stato coerente tra i tre esecutivi presi in esame che hanno mirato tutti a costruire un consenso per una soluzione politica più che militare della crisi libica. Tuttavia, l’orientamento strategico di Washington per un disimpegno dal Medio Oriente-Nord Africa e per un ribilanciamento verso l’area Indo-Pacifica e l’attivismo di altri paesi non europei quali Russia, Egitto ed Emirati Arabi o europei come la Francia a favore di attori politici e militari libici diversi da quelli italiani hanno remato contro il proposito italiano.