Anno: 
2017
Nome e qualifica del proponente del progetto: 
sb_p_705667
Abstract: 

La recente scomparsa (5 gennaio 2017) del grande linguista e filosofo del linguaggio ha suscitato emozione e commenti, anche in importanti sedi istituzionali, in Italia e all'estero. Occorre tuttavia, per far sì che l'eredità di De Mauro si consolidi e si trasmetta alle nuove generazioni di studiosi, sedimentarne e elaborarne i contenuti ai vari livelli in cui essa si esprime. Con questo progetto si intende pertanto offrire un contributo alla ricostruzione storico-critica del lavoro scientifico e educativo di De Mauro impostata da una parte sulla scena internazionale, nella quale la sua linea di teorico del linguaggio dev'essere inserita e vista nella storia novecentesca delle idee sulle lingue e i segni, dall'altra sulla scena nazionale, dove lo studioso ha profondamente rimodellato il rapporto fra scienza e insegnamento delle lingue, influenzando molti settori della ricerca di punta, della formazione, della comunicazione istituzionale, giornalistica, didattica. Si intende coinvolgere nella ricerca sia studiosi/e impegnati/e nei diversi ambiti scientifici in cui De Mauro ha lavorato (teoria del linguaggio verbale, semiotica generale, linguaggi scientifici, basi naturali del linguaggio, storia linguistica, lessicologia e lessicografia), sia operatori della scuola, delle istituzioni, di enti statistico-sociologici , del mondo editoriale aventi a che fare con gli ambiti applicativi della "linguistica demauriana": formazione degli adulti, formazione linguistica degli immigrati, analfabetismo di ritorno ecc.
Si intende fra l'altro dare ampio spazio a giovani ricercatori di discipline linguistiche, chiamandoli a un confronto teorico e applicativo con l'opera di questo maestro della Sapienza, che ha messo l'educazione linguistica al centro della sua missione non solo scientifica, ma civile.

Componenti gruppo di ricerca: 
sb_cp_is_892593
sb_cp_is_894131
sb_cp_is_895544
sb_cp_is_894172
sb_cp_es_100077
sb_cp_es_100078
sb_cp_es_100079
sb_cp_es_100080
Innovatività: 

La ricerca qui proposta - se sarà finanziamente e tecnicamente possibile svolgerla in tutte le sue articolazioni - delinea alcuni tratti di innovatività che possono essere così riassunti:

- identifica e si sforza di caratterizzare (a) storicamente e (b) teoreticamente una tradizione "italiana" di filosofia del linguaggio, distinta sia dal filone analitico (oggi molto diffuso, nel quale però gli studi italiani si presentano come ancillari rispetto alla tradizione anglosassone) sia dal filone semiotico (che si propone prevalenti fini descrittivo-applicativi e non considera il linguaggio verbale come nucleo centrale della sua ricerca); in questa tradizione pagliariano-demauriana ha un ruolo essenziale la dimensione semantica e il nesso organico fra comunità parlante (con le sue caratteristiche socio-culturali) e specifiche linguistiche;

- indagare la saldatura fra la dimensione teorica della ricerca (quale TdM sviluppa movendo da Pagliaro e dalla lezione di F. de Saussure) e le pratiche educative, implicate sia nella realtà scolastica, sia nei processi socioformativi tipici di una società complessa (formazione continua degli adulti, formazione dei migranti, recupero delle sacche di analfabetismo e analfabetismo di ritorno, visto quest'ultimo secondo gli standard delle statistiche e dei criteri valutativi internazionali oggi accreditati).

Da questi tratti innovativi, la ricerca qui proposta ricava le sue potenzialità in termini di risultati scientifici. SIntetizziamo queste potenzialità come segue:

(1) sul piano scientifico, vi è l'opportunità di delineare un fil rouge squisitamente teorico, un "pensiero italiano" in tema di linguistica teorica e filosofia del linguaggio che si presenta come riconoscibile e attivo sul piano internazionale: legato alla storia della cultura e della scienza linguistica modellati in questa parte dell'Europa e del mondo, ma caratterizzato da un costante e non subalterno dialogo con le grandi correnti della ricerca filosofico-linguistica internazionale; al corrente modello chomskyano, imperniato sulle componenti innate del linguaggio e sui caratteri calcolistico-generativi del suo funzionamento, la linguistica demauriana oppone l'idea di una profonda integrazione fra basi naturali e variazioni socio-culturali, e l'idea che gli aspetti più delicati del funzionamento della parola si situino nella dimensione semantica, nell'ampiezza e elasticità del repertorio lessicale e sintattico, nella capacità di "movimento nello spazio linguistico" in stretto nesso tra capacità linguistiche e processi di adattamento sociale.

(2) sul piano delle ricadute in senso lato educative, vi è l'opportunità di dare un quadro teorico-pratico unitario a "tutte" le situazioni formative di cui il linguaggio si ponga come parte essenziale. In questi ambiti altissimo il rischio dell'empirismo e della casualità, laddove il modello della linguistica educativa di TdM ha dalla sua per un verso una costitutiva sensibilità al contesto socio-culturale, per un altro una compattezza teorica che consente di orientare e controllare in modo equilibrato ogni intervento pedagogico-linguistico.

Val la pena ricordare in questo quadro la recente esortazione della attuale ministra dell'Istruzione, Fedeli, a fare del pensiero demauriano una leva del ripensamento dell'insegnamento linguistico ai suoi vari livelli, scolastici in senso tradizionale ed extrascolastici.
Si fa qui presente la portata di queste indicazioni alla luce delle evidenze in ordine alle competenze alfabetiche degli italiani addotte dalle inchieste OCSE-PIAAC ( Programme for International Assessment of Adult Competencies) e rese note nel 2016. (Per brevità si rimanda a
http://www.isfol.it/piaac). Criticità inquietanti che illustrano l'urgenza di affinare gli strumenti di analisi e di intervento linguistico.

Codice Bando: 
705667
Keywords: 

© Università degli Studi di Roma "La Sapienza" - Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma