Note introduttive Stagnazione secolare, produttività, contrattazione salariale e benessere sociale

02 Pubblicazione su volume
Pizzuti Felice

Nelle Considerazioni di sintesi del Rapporto sullo stato sociale del 2015 veniva posta la questione se la «grande recessione» iniziata nel 2007-2008 dovesse o meno essere inquadrata nella prospettiva storica e analitica della «stagnazione secolare» già ipotizzata da Alvin Hansen negli Anni Trenta e ripresa da Summers nel 2013. L’attenzione veniva richiamata su come interpretare la circostanza che una nuova grande crisi, pur verificandosi a distanza di circa ottant’anni rispetto a quella degli Anni Trenta, ripropone problematiche strutturali simili, concernenti le autonome capacità di funzionamento dei mercati.
Da un lato, la lunghezza del periodo intermedio e i notevoli risultati economico-sociali in esso mediamente raggiunti, possono indurre a pensare che le due crisi siano episodi, per quanto estremamente significativi, nell’ambito di un trend positivo di lungo periodo dello sviluppo capitalistico. D’altro lato, si può notare che questo lungo periodo intermedio è iniziato con una profonda e prolungata recessione che, prima, ha richiesto forti interventi compensativi statali; poi si è risolta solo con l’immensa distruzione di capacità produttiva operata dalla Seconda Guerra Mondiale e con il connesso enorme sforzo produttivo a fini bellici; poi è seguito il portentoso processo di ricostruzione sostenuto dai bilanci pubblici che è confluito nel trentennio della cosiddetta Golden age caratterizzato, ancora, dal forte ruolo della programmazione e della politiche economiche degli enti pubblici e da accordi istituzionali a livello sovranazionale.

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