La Maestranza e gli altri. Etnografia di una comunità di “individualisti”
In questo saggio, raccogliendo le riflessioni lanciate da Alessandro Simonicca su aree interne e turismo pubblicate in un precedente numero di Dialoghi Mediterranei, vorrei condurre chi legge ad esplorare il contesto della cittadina di Serra San Bruno che sorge nel cuore delle Serre calabresi, in provincia di Vibo Valentia (VV). In questo intervento tenterò di
descrivere alcune retoriche di senso comune riguardanti la collocazione di Serra facendo emergere le particolari idee di relazionalità che queste sembrano sottendere. Sono convinto che il caso serrese possa fornire utili riflessioni alla più generale discussione sulle relazioni di convivenza e reciprocità tra le aree interne, i centri circonvicini e le grandi linee di comunicazione. Al di là della collocazione “remota” che sembra suggerire la storia di una cittadina di montagna scelta da San Bruno proprio per installarvi una comunità monastica di ristrettissimo isolamento, il passato serrese – e in particolar modo quello della sua prestigiosa Certosa – mostra invece quanto tale località fosse considerata un centro decisionale internazionale e quanto dunque le aree circonvicine, nello specifico le coste del Tirreno e dello Ionio, fossero contraddistinte da quell’alone di marginalità che oggi si tende ad assegnare alle cosiddette aree interne. Si tratta insomma di concepire la marginalità delle aree interne non solo come il frutto di oggettive carenze infrastrutturali ma anche come il risultato di alcune particolari disposizioni culturali che fanno perno sul rifiuto della reciprocità e sul disconoscimento degli altri.