Studio neurofisiologico della bradicinesia nella Malattia di Parkinson
Componente | Categoria |
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Giulia Paparella | Dottorando/Assegnista/Specializzando componente non strutturato del gruppo di ricerca |
La bradicinesia nella malattia di Parkinson è definita come lentezza e riduzione di ampiezza e velocità (effetto sequenza) durante l'esecuzione di movimenti ripetitivi. La bradicinesia può interessare oltre agli arti superiori, gli arti inferiori ed il volto. Le caratteristiche della bradicinesia possono inoltre variare e a seconda della parte del corpo interessata ed a seconda dello stadio della malattia. Infine, è possibile che eventuali concomitanti disturbi cognitivo-motori di ordine superiore, ad es. aprassia, possono contribuire al disordine motorio clinicamente identificato come bradicinesia nella malattia di Parkinson.
L'obiettivo del presente lavoro consiste nell'effettuare un analisi clinica e neurofisiologica (mediante tecniche di analisi cinematica del movimento) della bradicinesia degli arti superiori, inferiori e del volto in un ampio campione di 100 pazienti con malattia di Parkinson. Verranno inclusi nello studio pazienti in fase iniziale ed avanzata di malattia. Verranno inoltre arruolati nello studio un gruppo di soggetti sani di controllo. I pazienti saranno valutati in due sessioni sperimentali: con e senza terapia dopaminergica. La valutazione clinica dei pazienti sarà effettuata mediante scale standardizzate. Il movimento sarà registrato con un sistema optoelettronico mediante il quale verranno esaminati i movimenti ripetitivi delle dita e delle mani e i movimenti di prono-supinazione dell'avambraccio (arti superiori), i movimenti ripetuti dei piedi e delle gambe (arti inferiori) ed i movimenti di ammiccamento spontanei e volontari (volto). Verranno misurate ampiezza e velocità del movimento, il ritmo del movimento e l'effetto sequenza. L'aprassia motoria sarà valutata durante compiti di destrezza manuale, pantomima dell'uso di oggetti ed imitazione dei movimenti delle dita e delle mani in un sottogruppo di 50 pazienti. Lo studio potrebbe avere importanti implicazioni nella caratterizzazione dei pazienti con malattia di Parkinson.