La ricerca intende indagare il ruolo innovativo delle donne nel campo della progettazione architettonica, urbana, del paesaggio e del design a Roma dagli anni 30 agli anni 90 del XX secolo. L'ipotesi guida è che la condizione di disparità e marginalità in cui le donne iniziarono a lavorare durante il regime fascista e nell'immediato dopoguerra, abbia favorito una formazione e un'attività professionale anticonvenzionali, libere da condizionamenti istituzionali e culturali consolidati, producendo temi di ricerca particolarmente innovativi e attuali, con straordinarie possibilità evolutive all'interno del dibattito contemporaneo.
In particolare la ricerca intende mettere a fuoco 5 figure significative ancora poco indagate: Elena Luzzatto, M.Teresa Parpagliolo, Valeria Caravacci, Giuliana Genta e Lidia Soprani.
La ricerca intende contribuire ai quadri che si stanno componendo a livello internazionale- sul ruolo delle donne in architettura- e in Sapienza, sulle figure femminili dell'Ateneo romano, attraverso un processo circolare che prevede l'interazione continua tra indagini; costruzione di ipotesi interpretative; narrazione e diffusione dei risultati.
Il carattere innovativo della ricerca è riconducibile, dal punto di vista metodologico, alla interconnessione dialettica tra ricerca storica e ricerca progettuale, centrata sugli spazi dell'architettura, del paesaggio e della città nella loro irriducibile consistenza fisica ed evoluzione nel tempo. L'attivazione di diversi punti di vista (paesaggio, architettura, design) e di diversi strumenti di indagine è volta ad interpretare la complessità e multidimensionalità degli spazi progettati e realizzati, il rapporto tra istanze originarie del progetto (connesse al contesto storico e culturale) e trasformazioni, adattamenti, modificazioni, che consentono di misurare la portata innovativa, la capacità di evoluzione e l'attualità rispetto a percezioni culturali, estetiche, esigenze e stili di vita contemporanei.