Nella maggior parte dei paesi industrializzati si è avuto nel secolo passato un drastico allungamento della vita media. Dati di letteratura suggeriscono che il carattere durata della vita possa essere almeno in parte spiegato da una base genetica, sicuramente poligenica, che interagisce con una forte componente ambientale. I geni implicati apparterrebbero a due categorie principali, i geni della longevità veri e propri e i "frailty genes" cioè quelli coinvolti nella suscettibilità a malattie dell'età post riproduttiva/avanzata.
Il presente progetto di ricerca è parte di un più vasto programma già finanziato negli scorsi anni, che si prefigge di studiare i determinanti genetici della durata della vita e dell¿invecchiamento seguendo due linee di ricerca per così dire speculari: da una parte indagare quali geni, interagendo anche con alcuni fattori non genetici, possano predisporre alla longevità, cioè al raggiungimento di età estreme (90-100 anni), dall¿altra individuare i geni di suscettibilità per malattie neurodegenerative età-correlate che ostacolano il raggiungimento di età avanzate. Negli anni precedenti l'attività di ricerca ha riguardato sia l'analisi genetica di soggetti sani longevi, sia la dissezione della componente genetica della malattia di Alzheimer sporadica, definita come malattia genetica complessa. I risultati ottenuti, insieme a dati di letteratura, hanno messo in evidenza che fattori quali l'infiammazione, lo stress ossidativo, l'accorciamento dei telomeri, sembrano essere costantemente coinvolti nella comparsa dei sintomi delle malattie neurodegenerative in generale. Le competenze acquisite ci hanno indotto perciò ad estendere le indagini ad un'altra malattia neurodegenerativa dell'età post-riproduttiva, la Chorea di Huntington, malattia genetica mendeliana semplice, autosomica dominante, in cui la comparsa dei sintomi può variare per l'azione di geni e fattori ambientali modificatori.