STUDIO DEL CD32a COME POSSIBILE MARCATORE PROGNOSTICO DI RIATTIVAZIONE VIRALE IN PAZIENTI HIV-1 POSITIVI
| Componente | Qualifica | Struttura | Categoria |
|---|---|---|---|
| Caterina Fimiani | Clinico | sanità pubblica e malattie infettive | Altro personale Sapienza o esterni |
E' stato dimostrato che pazienti HIV positivi in successo virologico con terapia antiretrovirale mostrano livelli di HIV-1 DNA determinabili nei linfociti T CD4+ circolanti, a dimostrazione del fatto che la terapia antiretrovirale riduce il virus circolante plasmatico ma ha effetto limitato sulla forma cellulare. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che pazienti trattati per lungo tempo hanno più elevati livelli di virus difettivo, incapace di replicarsi, archiviato nei linfociti e nel tessuto del retto, rispetto a pazienti non trattati.
Dal momento che non ci sono marcatori che permettano di discriminare cellule alberganti virus "replication-competent" da quelle contenenti virus difettivo, la capacità replicativa di un virus archiviato può essere dimostrata solo mediante saggio di crescita virale.
Recentemente, uno studio ha dimostrato in vitro il ruolo dell' antigene CD32a (recettore per la porzione costante Fc delle immunoglobuline G) come marcatore di linfociti T CD4+ alberganti virus in grado di replicare (Descours B et al., Nature 2017).
L' obiettivo principale del presente progetto è quello di verificare "in vivo" se il CD32a possa rappresentare un marcatore prognostico di riattivazione del virus in diverse popolazioni di pazienti HIV+ rispondenti ad ARV ed in elite controller.
L' identificazione di tale marcatore potrebbe essere importante per direzionare in maniera più raffinata il bersaglio delle nuove terapie dirette contro i serbatoi del virus, vero ostacolo all' eradicazione dell' infezione. Inoltre, differenze di espressione di tale marcatore potrebbero aiutare i clinici nella scelta terapeutica: un' elevata espressione del CD32a in pazienti HIV+ sottoposti ad ARV potrebbe aiutare a selezionare pazienti in cui più facilmente si potrebbe osservare una riattivazione del virus, causa di fallimento terapeutico; un carico poco consistente di cellule CD32a+ invece, potrebbe direzionare il clinico verso la scelta di una semplificazione terapeutica.