Le macerie dell’ipersfruttamento turistico

02 Pubblicazione su volume
Attili Giovanni

Il settore turistico ha conosciuto negli ultimi anni un incre- mento impressionante. L’organizzazione Mondiale del Turismo (Unwto) ha calcolato che nel 2018 i viaggiatori internazionali abbiano raggiunto la cifra di 1,4 miliardi di persone l’anno, con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente. Parliamo di quasi il 20% della popolazione globale, oggi calcolata in 7,7 miliardi di individui circa. Secondo il World and Travel Tourism Council (Wttc), il turismo rappresenta oggi il 10,4% del PIL mondiale, circa 8,8 trilioni di dollari americani. Si tratta di numeri destinati a crescere.
Il turismo è sicuramente l’industria più pesante e più generatrice di cash-flow del XXI secolo, fatta di materialità, infrastrutture e, soprattutto, inquinamento. A partire da questo riconoscimento il presente contributo vuole indagare gli impatti negativi che tale industria infligge ai territori, sia da un punto di vista strettamente ambientale sia rispetto alle dimensioni sociali e culturali. Il turismo, infatti, produce spesso una distruzione dell’identità dei luoghi, un’omologazione dei territori, la privatizzazione di spazi pubblici, una semplificazione della complessità urbana, una mercificazione onnivora del paesaggio.

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