“Il testo del samizdat nei testi del samizdat”
Autorappresentazione e autoconsapevolezza del samizdat come processo in tutte le metanarrative che descrivono il testo clandestino: come nasce, lo spirito con cui nasce, l’ambiente in cui nasce e si diffonde. Verranno utilizzate solo fonti testuali, escludendo del tutto testimonianze e memorie (salvo fonti ibride come Momemurs di Berg e Trapanazione del cranio di Gandlevskij), così da avere un quadro di grande intensità, non certo documentalmente attendibile, ma porta d’accesso esclusiva alla dimensione più profonda del fenomeno.
I nuclei espositivi sui quali si concentrerà la trattazione sono: l’idea di autore e autorialità; il testo come oggetto fisico e la sua stesura; i rappresentanti del mondo letterario clandestino a contatto con i quali il testo nasce, e che svolgono un ruolo di potenziale fisicizzazione del narratario, ovvero di cancellazione dei confini tra narratario e destinatario; i canali di trasmissione e il destinatario “reale” (non noto); il tamizdat, come estrema concettualizzazione del canale, ma anche riflessione a posteriori da parte di scrittori già emigrati sull’intero processo.