Rigore e libertà. Rigor and freedom

02 Pubblicazione su volume
Verderosa Benedetta

Casa Farnsworth è un’architettura-manifesto, una forma perfettissima, un prisma sollevato ed esposto, immerso in un paesaggio incontaminato con il quale instaura un rapporto totale, in un’area boschiva sulla sponda sinistra del fiume Fox. A separare l’abitazione dalla natura non vi è alcun tipo di recinzione o confine: è essa stessa il confine.
Mies van der Rohe, realizza tra il 1945 e il 1951 a Plano, a circa 80 km da Chicago, un’architettura dalla trama impeccabile, connubio di rigore geometrico e intransigenza estetica. È probabilmente una delle massime espressioni della ricerca di metodo che Mies conduce in quel periodo. Infatti, svincolato dalle complicazioni del contesto urbano e sostenuto da una committente illuminata e permissiva, la dottoressa Edith Farnsworth, ha finalmente l’occasione di esprimere la sua idea di architettura, senza dover cedere a compromessi.
Una solida griglia geometrica, studi avanguardisti della statica delle strutture in acciaio, consentono di conquistare uno dei principi più innovativi e distintivi dell’architettura miesiana: la liberazione dello spazio. Ma non basta. È l’annullamento della distinzione tra interno ed esterno, tra contenitore e contenuto a far divenire lo spazio finalmente fluido, dinamico e corporeo.
Non si può comprendere realmente il pensiero di Mies senza far riferimento al concetto di Baukunst – arte di costruire – in termini tettonici, nella concezione di un’architettura volta al raggiungimento della chiarezza costruttiva.
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