La resilienza territoriale. Condizioni di partenza e progetti di innovazione per le aree interne del Lazio

02 Pubblicazione su volume
Imbroglini Cristina

Ogni evento catastrofico mette inesorabilmente in luce le fragilità
di un territorio. Quelle che riguardano edifici e infrastrutture sono
drammaticamente evidenti subito dopo un evento sismico. Altri tipi
di fragilità invece sono più difficili da percepire e spesso diventano
evidenti solo a distanza di tempo, quando il percorso di ricostruzione
è già avviato e molte scelte sono state già fatte. Nell’esperienza italiana
delle ricostruzioni post-sisma, dal Belice all’Irpinia, all’Abruzzo ogni ricostruzione ha di fatto rappresentato un
unicum per quanto riguarda le modalità di ricostruzione (ricostruzioni
in sito vs rilocalizzazioni; accentramento vs decentramento ecc.) e le
strategie di rilancio economico e sociale con profonde differenze tra
contesti territoriali e la sensazione di ricominciare ogni volta da zero. Confrontarsi con il passato nelle situazioni di crisi è difficile quanto
immaginare il futuro. La dimensione del presente prevale, portando
ad affrontare le criticità in un’ottica di superamento dell’emergenza,
azzerando programmi e progetti avviati prima dell’evento. È in questo
incombente presentismo che la fragilità delle aree interne colpite
dal sisma del 2016, appare più evidente. In questi territori periferici,
lontani dai servizi essenziali e dalle rotte di sviluppo, la distanza più
difficile da colmare è quella tra un passato ricco di storia e cultura e
un futuro incerto, difficile da intravedere, anche per la disabitudine a leggere il paesaggio, a
riconoscere la ricchezza di ambienti,
tradizioni, culture locali che bisognerebbe tornare a narrare.
Narrare i paesaggi significa costruire rappresentazioni interpretative
dei contesti per scoprire possibilità già iscritte, progetti impliciti
(Dematteis 1995) per costruire il futuro.
È una modalità di lavoro capace di individuare i limiti e le fragilità
specifiche del contesto (dai limiti storici e culturali a quelli ambientali,
sismici); valutare la possibile evoluzione del contesto come risposta
adattativa a situazioni improvvise, anche traumatiche, un’evoluzione
temporaneamente interrotta, ma che potrebbe riattivarsi, arricchita
da un confronto necessario con il rischio e la messa in sicurezza del
territorio; delineare prospettive di riattivazione saldamente radicate
nei caratteri fisico-ambientali, culturali ed economici del territorio,
riannodando i fili tra passato e futuro, tra il contesto e i suoi abitanti,
senza per questo rinunciare alle opportunità di innovazione tecnologica
nell’agricoltura, nella gestione delle risorse ambientali ecc.

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