La resilienza territoriale. Condizioni di partenza e progetti di innovazione per le aree interne del Lazio
Ogni evento catastrofico mette inesorabilmente in luce le fragilità
di un territorio. Quelle che riguardano edifici e infrastrutture sono
drammaticamente evidenti subito dopo un evento sismico. Altri tipi
di fragilità invece sono più difficili da percepire e spesso diventano
evidenti solo a distanza di tempo, quando il percorso di ricostruzione
è già avviato e molte scelte sono state già fatte. Nell’esperienza italiana
delle ricostruzioni post-sisma, dal Belice all’Irpinia, all’Abruzzo ogni ricostruzione ha di fatto rappresentato un
unicum per quanto riguarda le modalità di ricostruzione (ricostruzioni
in sito vs rilocalizzazioni; accentramento vs decentramento ecc.) e le
strategie di rilancio economico e sociale con profonde differenze tra
contesti territoriali e la sensazione di ricominciare ogni volta da zero. Confrontarsi con il passato nelle situazioni di crisi è difficile quanto
immaginare il futuro. La dimensione del presente prevale, portando
ad affrontare le criticità in un’ottica di superamento dell’emergenza,
azzerando programmi e progetti avviati prima dell’evento. È in questo
incombente presentismo che la fragilità delle aree interne colpite
dal sisma del 2016, appare più evidente. In questi territori periferici,
lontani dai servizi essenziali e dalle rotte di sviluppo, la distanza più
difficile da colmare è quella tra un passato ricco di storia e cultura e
un futuro incerto, difficile da intravedere, anche per la disabitudine a leggere il paesaggio, a
riconoscere la ricchezza di ambienti,
tradizioni, culture locali che bisognerebbe tornare a narrare.
Narrare i paesaggi significa costruire rappresentazioni interpretative
dei contesti per scoprire possibilità già iscritte, progetti impliciti
(Dematteis 1995) per costruire il futuro.
È una modalità di lavoro capace di individuare i limiti e le fragilità
specifiche del contesto (dai limiti storici e culturali a quelli ambientali,
sismici); valutare la possibile evoluzione del contesto come risposta
adattativa a situazioni improvvise, anche traumatiche, un’evoluzione
temporaneamente interrotta, ma che potrebbe riattivarsi, arricchita
da un confronto necessario con il rischio e la messa in sicurezza del
territorio; delineare prospettive di riattivazione saldamente radicate
nei caratteri fisico-ambientali, culturali ed economici del territorio,
riannodando i fili tra passato e futuro, tra il contesto e i suoi abitanti,
senza per questo rinunciare alle opportunità di innovazione tecnologica
nell’agricoltura, nella gestione delle risorse ambientali ecc.