La buona razza italiana. Aspetti del rapporto di Maria Montessori con il fascismo
Il presente contributo analizza alcuni testi scritti da Maria Montessori e da altri seguaci del suo metodo nel periodo fascista (da Anna Maccheroni a Mario M. Montessori), in particolare nei primi anni Trenta, e in riferimento ai principali studi storico-biografici al riguardo (Kramer, Standing, Leenders). In questi testi, legati alle comunicazioni ufficiali ed ufficiose tra l’associazionismo montessoriano e gli enti governativi italiani, emerge in evidenza l’uso di termini e concetti tipici del razzismo fascista e nazista. L’analisi permette di rilevare come, in un periodo ben definito dell’attività di Maria Montessori in Italia, una sorta di terminologia “razzista” faccia capolino anche nei suoi scritti “privati”, segno anche questo, tra i molti già a conoscenza degli studiosi, dell’ambiguità presente nei rapporti tra Montessori e il fascismo, ma soprattutto di una concezione pseudoscientifica delle “razze”, diffusa nelle opinioni pubbliche occidentali quanto meno fin dalla fine dell’Ottocento, le cui ambivalenze contribuiranno a preparare il terreno al razzismo, specialmente quello nei confronti degli ebrei, coltivato dai regimi totalitari.