Expertise e "guerra dei frames": il ruolo dei think tank
Secondo Andrew Rich (Rich, 2004), i think tank possono giocare un ruolo importante soprattutto nella fase della formazione dell’agenda, contribuendo alla definizione di un problema di policy e offrendo ai policy maker e ad altri attori informazioni e conoscenze soprattutto nelle fasi iniziali, quando cioè si istruisce un problema di policy. In quella fase anche gli esperti lottano per la legittimazione delle idee ammissibili nel policy debate e nel dibattito pubblico, costruendo alleanze e conflitti (Medvetz, 2012); combattono per la definizione del frame entro il quale si definisce ciò che è concepibile fare e non fare; concorrono alla creazione del clima di opinione che può favorire l’adozione di una misura piuttosto che di un’altra (tanto nell’opinione pubblica che fra le élite); utilizzano risorse reputazionali allo scopo di influenzare l’esito di un dibattito.
I think tank competono, in sostanza, per riuscire a guadagnare il controllo di risorse simboliche primarie: come aveva sostenuto Elmer Schattschneider, “la definizione delle alternative è uno strumento di potere supremo” (Schattschneider, 1960). Un ruolo che appare tanto più decisivo quanto più ci si deve confrontare con il caos cognitivo che si genera in presenza di settori di policy frammentati: nelle strategie dei think tank, dei loro donors, dei gruppi d’interesse...
Obiettivo di questo intervento è quello di mettere in risalto, dal punto di vista teorico, il ruolo dei think tank e degli esperti quali potenziali attori del lobbying indiretto.