La ricerca riguarda la storia della traduzione in Portogallo e Brasile e insiste su un ampio periodo temporale (secc. XIV-XIX). Lo scorso anno è stata finanziata dall'Ateneo e da istituzioni internazionali la parte relativa ai secoli XIV-XVI. Il nuovo finanziamento consentirà di ampliare la ricerca ai secoli XVII-XIX, permettendo di portare a compimento il progetto globale e di reperire ulteriori fondi esteri. Una storia della traduzione è anche una storia della lingua e dei contesti socio-culturali. La traduzione in Portogallo, fino ai primi del Settecento, fu primariamente di interesse religioso, partendo dalla Chiesa e dalla cultura latina medievale che la rappresentava. Lo sviluppo dell'Umanesimo indirizzò mentalità e interessi a una prospettiva più laica, ma le due vertenti, quella cristiana tradizionale e quella umanista modernizzante, coincisero nell'uso colto del latino utilizzato nella scrittura di poemi, epistole, sermoni, relazioni diplomatiche, trattati teologici e giuridici, relazioni di viaggio. Simile sorte ebbero anche i testi in castigliano, lingua nota a tutti gli eruditi portoghesi di almeno tre secoli (XV-XVII), e importante fonte di cultura e spiritualità. Altra lingua di amplissima circolazione era l'italiano, legato soprattutto alla traduzione del teatro e dell'opera, introdotti nel XVII sec. grazie al mecenatismo di D. João V; un fenomeno che andrebbe studiato in modo sistematico anche in relazione al Brasile neo indipendente, dove le compagnie liriche e drammatiche italiane ebbero grande influenza sulla letteratura locale, seppure all'interno della dinamica fra molteplici influenze straniere. Altrettanta importanza riveste, nel periodo, la ricezione del racconto morale francese e la presenza degli editori francesi in Portogallo e in Brasile. Per quest'ultimo paese, in particolare, la traduzione è argomento centrale nell'ambito più ampio dei trapianti di modelli, fondamentali per un sistema letterario giovane ma dinamico.