Il destino dell'Accordo di Parigi. La lotta internazionale al cambiamento climatico tra minaccia globale e interessi particolari.

Anno
2017
Proponente -
Struttura
Sottosettore ERC del proponente del progetto
Componenti gruppo di ricerca
Componente Categoria
Maria Irene Papa Componenti il gruppo di ricerca
Emanuele Cimiotta Componenti il gruppo di ricerca
Componente Qualifica Struttura Categoria
Mario Gervasi Dottore di ricerca Università "La Sapienza" di Roma Altro personale Sapienza o esterni
Fabrizio Marongiu Buonaiuti Professore ordinario Università degli Studi di Macerata Altro personale Sapienza o esterni
Azzurra Muccione Visiting Research Scholar Max Planck Institute di Heidelberg (DE) Altro personale Sapienza o esterni
Giuseppe Pascale Dottore di ricerca Università "La Sapienza" di Roma Altro personale Sapienza o esterni
Alessandra Zanobetti Professore ordinario Università "Alma Mater" di Bologna Altro personale Sapienza o esterni
Gianluca Contaldi Professore ordinario Università degli Studi di Macerata Altro personale Sapienza o esterni
Abstract

Il presente progetto di ricerca persegue il duplice obiettivo dell¿analisi critica del recente Accordo di Parigi sul cambiamento climatico e dell'indagine delle altre soluzioni che il diritto internazionale offre rispetto al problema del cambiamento climatico. L'opportunità di una ricerca che persegua detti scopi scaturisce principalmente dall'attrito tra la necessità di un'azione globale di contrasto al cambiamento climatico, appunto considerato un problema comune del genere umano, e la resistenza di interessi economici particolari, atteso il noto impatto delle misure di mitigazione del surriscaldamento globale sullo sviluppo industriale.
In effetti, l'Accordo di Parigi del 2015 rappresenta l'ultimo e più significativo esempio di tale attrito. In particolare, il fine della conclusione di uno strumento convenzionale ad ampia partecipazione è stato realizzato, diversamente da quanto era avvenuto col Protocollo di Kyoto. Tuttavia, siffatto risultato è stato raggiunto solo attraverso la previsione di impegni meno severi rispetto agli obblighi sanciti dal Protocollo. È evidente che se gli Stati fossero stati realmente intenzionati a intraprendere un'efficace azione di contrasto al cambiamento climatico, non sarebbe stato necessario un indebolimento degli impegni volto a garantire un'ampia partecipazione all'Accordo.
Il destino dell'Accordo di Parigi, adottato solo grazie a un'intesa informale tra gli Stati Uniti di America e la Cina, appare oggi ancora più incerto a causa dell'eventualità di una sua denuncia da parte degli Stati Uniti, secondo quanto prospettato dalla nuova amministrazione Trump. È allora essenziale che siano esplorate altre vie attraverso cui la comunità internazionale possa efficacemente contrastare la minaccia globale del cambiamento climatico.

ERC
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