La Sala dei Cento Giorni a Palazzo della Cancelleria. Spazio progettato e spazio percepito.
Il visitatore che entra nella Sala dei Cento Giorni, situata al primo piano del Palazzo della Cancelleria, è accolto da un vasto ambiente di forma rettangolare lungo circa 24 metri per 12 e alto 12 ed è colpito dalla presenza di elementi architettonici affrescati sulle pareti, pregevole esempio di prospettiva architettonica, la sensazione che ne riceve è quella di riconoscere in essi spazi illusori che alludono, secondo il suo modello ideale, ad ambienti di diversa natura. In effetti il suo autore, Giorgio Vasari, ha spartito tutte le pareti orizzontalmente in tre fasce: un basamento, una zona centrale con le narrazioni e un alto attico che accoglie timpani, busti, scudi e figure allegoriche. L¿alto basamento è caratterizzato dalla presenza (tranne la parete Est d¿ingresso) di doppie scalee che collegano virtualmente il pavimento della sala alle grandi aperture che formano logge mentre nella parete (Nord) finestrata le scalee sono interrotte dalle finestre. La fascia centrale è destinata alle scene narrative che proseguono prospetticamente negli sfondi che sono costituiti da sale architettoniche con colonne. Dopo il primo momento di assestamento visivo, il visitatore inizia però a percepire un senso di disagio in quanto osservando le pedate delle scalee e i piani di calpestio sui quali insistono le narrazioni questi elementi che dovrebbero essere orizzontali gli appaiono invece inclinati verso di lui. Il motivo di questa diversa giacitura dei piani va ricercata nella differente quota esistente tra il visitatore e il centro di proiezione secondo il quale è stata costruita la prospettiva.
Questo effetto di disorientamento è stato effettivamente previsto da Vasari?