Il dibattito sul futuro dell’Europa. Quali politiche e quale governance per l’Unione dopo le elezioni europee del 2019 e dopo Brexit

01 Pubblicazione su rivista
Caravita Di Toritto Beniamino
ISSN: 1826-3534

Con un’ampia partecipazione popolare, che per la prima volta ha superato il 50 per cento degli elettori, a maggio 2019 abbiamo votato per la nona volta per l’elezione del Parlamento europeo, luogo della rappresentanza politica (art. 14 TUE) di oltre cinquecento milioni di cittadini degli Stati membri dell’Unione europea e quindi cittadini europei, ai sensi dell’art. 9 TUE. Sono stati eletti 751 deputati, provenienti da 28 Stati membri diversi, che, nei giorni successivi, si sono distribuiti in gruppi parlamentari secondo linee di omogeneità politica, così come richiesto dall’art. 32, comma 1, del regolamento del Parlamento (il gruppo del Partito popolare europeo è il più numeroso, con 182 deputati, seguito dal gruppo dell’alleanza progressista dei socialisti e democratici, con 154, dal gruppo di Renew Europe, con 108, dal gruppo dei Verdi-Alleanza libera europea, con 74, dal gruppo Identità e democrazia, con 73, dal gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, con 62, dal gruppo confederale della sinistra unitaria europea/sinistra verde nordica, con 41; 57 deputati, tra cui gli eletti del Movimento Cinque Stelle, non sono riusciti a costituire un gruppo e sono nel gruppo misto)1. Come è evidente, quello politico, lungo il tradizionale asse destra-sinistra, pur rimanendo il clivage principale -come è dimostrato dal fatto che i parlamentari europei votano fondamentalmente secondo le indicazioni dei gruppi e non per linee nazionali -non è l’unico presente nell’organo rappresentativo.

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