The Indian Historical Antecedents of the Buddhist Contemplative Method
Il gruppo prende avvio dalla necessità di indagare in modo sistematico le radici storiche, filologiche e teoriche delle pratiche contemplative sviluppatesi nel buddhismo delle origini. L’obiettivo è ricostruire i processi attraverso i quali, nel contesto dell’India antica, si è progressivamente formato un articolato vocabolario tecnico destinato a descrivere la mente, le sue funzioni e le dinamiche dell’esperienza cognitiva. Particolare attenzione sarà dedicata all’analisi delle categorie concettuali e dei termini specialistici impiegati per definire fenomeni quali percezione, attenzione, memoria, intenzionalità, coscienza e consapevolezza, nonché alle trasformazioni semantiche che tali nozioni hanno conosciuto nel corso della loro trasmissione e sistematizzazione. Attraverso un approccio storico-filologico e comparativo, il gruppo intende inoltre chiarire il rapporto tra l’elaborazione teorica di questi concetti e le concrete tecniche meditative cui essi erano originariamente collegati, contribuendo così a una più precisa comprensione della genesi e dello sviluppo del metodo contemplativo buddhista.
La questione centrale non riguarda soltanto l’origine delle pratiche meditative, ma anche la formazione delle categorie linguistiche attraverso cui l’esperienza contemplativa è stata descritta, classificata e trasmessa. In questo senso, il gruppo considera fondamentale lo studio della terminologia relativa alla mente, alla coscienza, all’attenzione, alla percezione e ai processi cognitivi.
Termini come citta, manas, vijñāna, cetas, saññā/saṃjñā, dhyāna/jhāna, samādhi, sati/smṛti, prajñā/paññā, bhāvanā, vitarka/vicāra, saṅkhāra/saṃskāra costituiscono il filo conduttore della ricerca. L’ipotesi di fondo è che il buddhismo non abbia semplicemente ereditato ed elaborato un insieme di pratiche contemplative, ma abbia operato una profonda riorganizzazione della terminologia collegata alla mente, elaborando nuove tassonomie che diventeranno determinanti (anche per opposizione) in tutta la storia successiva del pensiero asiatico.
L’obiettivo generale consiste allora nel comprendere come si sia sviluppato il lessico della mente dall’ambiente vedico e proto-ascetico fino al buddhismo antico, e come tale lessico sia stato successivamente compreso e rielaborato dalle tradizioni filosofiche indiane, tibetane e cinesi.
Sebbene il dibattito sulle origini della meditazione buddhista sia ormai molto sviluppato, si è concentrato prevalentemente sulle pratiche e meno sui sistemi concettuali che le rendono intelligibili. La questione fondamentale è: come è stata pensata la mente nell’India antica e in che modo tale riflessione ha condotto alla costruzione delle pratiche contemplative? E allo stesso tempo come sono state pensata le pratiche contemplative e in che modo tale riflessione ha condotto alla costruzione della mente, intesa come costellazione concettuale. La prassi è cioè inscindibile dalla teoria. Le tecniche meditative non possano essere comprese indipendentemente dalle teorie della mente atte a descriverle. Quando il buddhismo parla di cittabhāvanā (coltivazione della mente), si presuppone già una teoria della mente, una classificazione dei suoi stati, una terminologia per descrivere i processi cognitivi, una tassonomia degli ostacoli e dei fattori positivi, una concezione del rapporto tra percezione, concettualizzazione e liberazione. Il progetto mira quindi a ricostruire la genealogia storica di queste categorie. La storia della contemplazione coincide in larga misura con la storia del linguaggio utilizzato per descrivere l’attività mentale.
Il progetto, da un’idea iniziale che si concentrava sul rapporto tra antecedenti ascetici e brahmanici del buddhismo antico e il buddhismo antico stesso, è stato successivamente ampliato fino a coinvolgere studiosi con competenze in filologia vedica, buddhologia, filosofia indiana, tibetologia, sinologia e antropologia religiosa.
L’obiettivo finale del progetto non è tanto e solo spiegare da dove provengano le pratiche meditative buddhiste. L’ambizione è quella di avviare una ricostruzione della storia intellettuale della mente nell’India antica. Attraverso l’analisi filologica dei termini, delle classificazioni cognitive e delle pratiche contemplative, il progetto mira a mostrare come il buddhismo abbia trasformato un patrimonio precedente di concetti e tecniche in una delle più sofisticate teorie della mente elaborate nella storia delle religioni e della filosofia. Da questa trasformazione nasceranno non soltanto nuove pratiche meditative, ma anche nuove concezioni della coscienza, della percezione, della conoscenza e della liberazione che continueranno a influenzare il pensiero indiano, tibetano e cinese per oltre due millenni. L’elemento unificante del progetto è, infine, una storia della costruzione del lessico e delle tassonomie della mente nell’India antica, di cui le pratiche contemplative rappresentano l’applicazione concreta.
