Architettura e tradizione nella Cina post-olimpica

02 Pubblicazione su volume
Padoa Schioppa C.

Con lo sguardo rivolto ai “territori fragili”, intesi non solo come luoghi sotto minaccia – i villaggi rurali, i villaggi urbani, i residui di tessuti storici nelle grandi aree urbane, i comparti industriali in dismissione – ma anche come comunità indifese – i contadini, gli anziani, i bambini, le minoranze etniche – i progetti di piccole scuole (la Scuola Elementare a Xiaoquan di TAO costruita dopo il terremoto del Sichuan nel 2008, la Bridge School di Li Xiaodong, la Maosi Ecological Primary School di Edward Ng nell’altopiano del Loess, la Scuola Elementare nel villaggio di Qinmo di Rural Urban Framework), di centri per anziani (la residenza a Shanghai di Scenic Architecture), di nuovi organismi produttivi (lo Stabilimento Wuyishan per la costruzione di barche di bambù nel villaggio di Xingcun nel Fujian di TAO), di musei di storia pensati per incrementare il turismo sostenibile in aree marginali (il Museo della Carta nel villaggio di Xinzhuang nel Tengchong di TAO, il Museo Archivio del popolo Hakka nel villaggio di Shicang nel Songyang di DnA, il Tibet Namchabawa Visitor Centre di ZAO/standardarchitecture, il Jianamani Visitor Centre a Yushu in Tibet di Teamminus) sono “iniezioni” che generano effetti a catena, moltiplicatori e virali, come nell’agopuntura o nell’arte della guerra, secondo la ben nota strategia cinese dell’azione indiretta.

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