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Principali linee scientifiche dell’attività accademica
Le ricerche si focalizzano sull’innovazione degli strumenti urbanistici che gestiscono le trasformazioni territoriali ed urbane e nelle innovazioni necessarie per il governo del territorio. In questa sezione tematica la ricerca accademica pone inevitabilmente all’attenzione la dimensione sperimentale della disciplina ed è condotta attraverso le diverse sperimentazioni professionali condotte in vari ambiti attraverso diverse convenzioni sottoscritte tra università ed Enti locali ed attraverso diversi accordi quadro di ricerca come Responsabile di Facoltà. La pianificazione è vista come un’attività che è progettuale ma anche sperimentale e che necessita del confronto con i problemi ed i condizionamenti della società.
La seconda linea di ricerca si focalizza sui temi della resilienza e sulla rigenerazione urbana nell’ambito dei processi strategici e di pianificazione urbana. I temi al centro del dibattito sono quanto mai attuali a causa del recente incremento degli eventi estremi legati ai cambiamenti climatici: piogge intense, trombe d’aria, scarsità d’acqua, siccità, isole di calore. In questo contesto è fondamentale l’innovazione della disciplina sia nei suoi contenuti strumentali, che nel coinvolgimento della popolazione attraverso processi democratici inclusivi; oggi è assolutamente indispensabile perseguire la rigenerazione di parti di città e dei sistemi urbani, in coerenza con strategie comunali e intercomunali finalizzate al miglioramento delle condizioni urbanistiche, abitative, socioeconomiche, ambientali e culturali degli insediamenti umani e mediante strumenti di intervento elaborati con il coinvolgimento degli abitanti e di soggetti pubblici e privati interessati, il tutto con un’attenzione particolare alla finanziabilità delle azioni proposte.
Obiettivo della terza linea di ricerca è contribuire alla realizzazione di una progettazione urbana che miri al raggiungimento del massimo benessere degli spazi pubblici, indagando le relazioni tra urbanistica, ingegneria dei trasporti e neuroscienze, dalla scala urbana a quella architettonica, con il fine ultimo di proporre un progetto inclusivo, condiviso ed efficace che si basi su un approccio resiliente, sulla mobilità sostenibile e su pratiche urbanistiche innovative.
La terza linea di ricerca fa riferimento alla necessità di creare una visione strategica finalizzata a fornire risposte tempestive alle nuove domande di città, consentendo la gestione delle trasformazioni urbane e dei mutamenti sociali, “ingegnerizzando” le condizioni di difesa alle emergenze. In questo contesto, si intensifica l’interazione tra welfare e processi di trasformazione urbana. Le risposte messe a punto nei differenti percorsi di ricerca intrapresi, seppur estremamente contaminate dai due aspetti welfare e governance, focalizzano l’attenzione sui temi legati alla dimensione localizzativa/organizzativa/funzionale dei servizi, a logiche innovative di redistribuzione della ricchezza collettiva, alla programmazione e riorganizzazione dell’offerta di servizi attraverso la costruzione/attuazione di politiche urbane, all’individuazione della nuova domanda di servizi materiali e immateriali.
Dagli anni 80 del 900, a seguito degli studi di Kevin Lynch, Jane Jacobs, Jan Gehl e William White, cambiano le strategie progettuali e si cerca di costruire luoghi per la comunità. Camminare non è solo la migliore modalità di spostamento per i viaggiatori responsabili; è anche il modo migliore per immergersi veramente nei luoghi e nell'atmosfera di una città. In una celebre descrizione di Jane Jacobs la strada è “the décor of a sidewalk ballet” ambiente che garantisce sicurezza, coesione sociale e sviluppo economico delle città. Anche la Commissione Europea, nel libro verde “Verso una nuova cultura della mobilità urbana”, ricorda come l’accessibilità urbana debba riguardare in primo luogo le persone fisiche e che un accesso agevole alle strutture urbane debba essere consentito alle persone a mobilità ridotta, agli anziani, agli adulti con bambini (European Commission, 2007). Nel 2006, con la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, il termine “accessibilità” diviene un sinonimo di “libertà”, in particolare quando si parla di luoghi: tutti dovrebbero avere la libertà di accedere a beni, servizi, attività, opportunità che il milieu urbano e territoriale offre.
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