“Sconfinare dalla durezza umana”. Lo spazio nella scrittura di Luce d’Eramo
Presento una riflessione sulle forme e sulle funzioni della dimensione spaziale nella scrittura di Luce d’Eramo, in particolare nel romanzo “Partiranno” (1986): «il libro che mi ha dato più spazio mentale», nelle parole dell’autrice.
L’ambientazione urbana si esprime in questo romanzo con una scelta meticolosa di luoghi e percorsi romani e si intreccia con la scoperta dei territori degli alieni.
Nel linguaggio si incontrano le due diverse prospettive spazio-temporali, umana e aliena. Sapienti invenzioni neologiche tentano di accorciare le distanze, permettono di penetrare mondi e realtà sconosciute.
La ristrutturazione dei legami semantici in accostamenti lessicali inediti, comporta un naturale spiazzamento nel lettore, in bilico tra realtà e fantasia, tra noto e ignoto, frequenti le metafore dello spazio e sullo spazio.
Si è parlato, a questo proposito, di una “estetica dell’ignoto”; l’esplorazione dell’altro è «sconfinare dalla durezza umana» (per Luce d’Eramo) e ritrovare una umanità più vera.
La scrittura si muove tra spostamenti e spiazzamenti, rappresentazioni di luoghi reali e utopie di spazi mentali, in una continua ricerca di equilibrio tra (iper)realismo e ironia, oggettività e poesia.