fascismo

Liberazione da cosa, Liberazione per cosa. Speranze, riflessioni, delusioni nel cinema italiano dalla ricostruzione alla contestazione

In oltre trent'anni il cinema italiano ha ritratto il 25 aprile e, più in generale, l'evento storico della Liberazione come una sorta di data simbolo in grado di racchiudere al suo interno una molteplicità di significati. A seconda delle sensibilità e delle tendenze politiche, raccontare per immagini il passaggio dalla dittatura alla democrazia divenne occasione per esprimere giudizi sul passato, affrontare i nodi irrisolti del presente, riporre speranze e delineare progetti per un futuro ancora da definire.

Gli appunti circa il ReichsministeRium fu¨r Volksaufkla¨rung und propaganda di Galeazzo Ciano e la nascita del Ministero per la stampa e propaganda

Sulla base delle note di Ciano dedicateal Reichsministerium für Volksaufklärung und Propaganda, questo saggio ricostruisce il suo ruolo di ministro italiano della Propaganda. Questo lavoro si concentra sulle analogie tra il Miculpop e il Dipartimento tedesco e sul ruolo di Ciano nella gestione della Propaganda in Italia. Ciano ha apprezzato in particolare il controllo incondizionato che Goebbels aveva raggiunto sulle trasmissioni radiofoniche e la produzione cinematografica e avrebbe voluto raggiungere lo stesso risultato.

I rapporti tra la dottrina italiana e quella tedesca durante il fascismo intorno allo stato di diritto

L’articolo analizza i rapporti tra la dottrina italiana e quella tedesca durante il fascismo con riguardo al tema dello stato di diritto. Prendendo le mosse dagli studi sulla “cultura fascista”, che hanno evidenziato la presenza di correnti eterogenee – rispetto alla continuità con la tradizione, ai rapporti con il regime e agli orientamenti filosofici – il saggio esamina le diverse posizioni sostenute dagli autori italiani attraverso il modo di intendere il concetto polisemico di Rechtsstaat.

FRANCISCO MUÑOZ CONDE Alcune osservazioni su Filippo Grispigni e il diritto penale fascista, pubblicato in Revista De Derecho Penal y Criminologia 2014, 205 ss (traduzione a cura di Paola Coco)

Nell’articolo che qui viene tradotto dallo spagnolo, Muñoz Conde esamina la monografia su “Il diritto penale nazionalsocialista”, pubblicata nel 1942 da Edmund Mezger e Filippo Grispigni, in cui i due Autori commentavano le riforme penali realizzate dal regime nazionalsocialista (sterilizzazione dei delinquenti abituali, pena di morte per i minori di diciotto anni che avessero commesso crimini di guerra) valutandole positivamente, anche se con diverse motivazioni:

A proposito di storia e cultura costituzionale in Italia. Piero Gobetti critico dello Statuto

Il lavoro indaga la qualità costituzionale della riflessione gobettiana e i possibili lasciti di questa riflessione alla transizione repubblicana e alla stagione costituente. Gobetti manifesta un approccio critico e realista alle questioni costituzionali e una visione garantistica e democratica dell’idea di libertà, concepita come lo spazio di una continua rivendicazione di autonomia.

Lo sguardo medico. Controllo e visibilità della popolazione nei primi anni del potere fascista italiano: spazio, corpo, linguaggio

L’obiettivo di questo contributo è riflettere sul modo in cui si definiscono e
connettono fra loro le attività di controllo della popolazione all’inizio del fa-
scismo italiano – precisamente fra il 1925 ed il 1930 – dal triplice punto di vista
del governo dei bambini, della rappresentazione dello spazio urbano, delle prati-
che di osservazione della vita quotidiana. Si propone un'analisi semiotica delle pratiche di controllo.

Perspectives on the History of Ancient Near Eastern Studies

The present volume collects eighteen essays exploring the history of ancient Near Eastern studies. Combining diverse approaches—synthetic and analytic, diachronic and transnational—this collection offers critical reflections on the who, why, and how of this cluster of fields. How have political contexts determined the conduct of research? How do academic agendas reflect larger social, economic, and cultural interests? How have schools of thought and intellectual traditions configured, and sometimes predetermined, the study of the ancient Near East?

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