progetto

Tra corporeo e incorporeo. Esperienze di autovalutazione

Qui l’approccio precedentemente illustrato sedimenta.
Siamo pronti a lasciarci alle spalle ogni dogma e preconcetto e ad autovalutare il progetto di architettura come prodotto di ricerca. Le prossime pagine sono composte da una raccolta di oggetti architettonici che il Caso ha voluto assortire. Affacciarsi ad esse è come avere, per un attimo soltanto, un brevissimo contatto con il monolito di Kubrick: un multiverso di possibilità ci si schiude davanti.

Le molteplici strade del paesaggio. Nove direzioni di ricerca

Il paesaggio è più “evidente” e più “decifrabile” nei rapporti e nelle relazioni, piuttosto che nelle sue parti (spesso anche intangibili e immateriali), o negli ambienti che lo costituiscono. Questo rende difficile − e illusorio − ogni tentativo di sintesi o di riduzione, ma avvalora anche la necessità di provare a sistematizzare e “teorizzare” − o almeno categorizzare − il tema. Rispetto a questa esigenza, ma senza alcuna pretesa di essere esaustivi, negli ultimi decenni, sul piano speculativo e nelle esperienze del progetto, si intravedano alcune strade abbastanza definite.

Paesaggi e teorie. Una collezione minima

Il paesaggio sembra essere comprensibile a tutti senza bisogno di una teoria a monte. In realtà è tutto il contrario. Il carattere adattivo e relazionale che gli è proprio, infatti, fa del paesaggio uno strumento critico per interpretare mutamenti e dinamiche del mondo contemporaneo e lo identifica allo stesso tempo come dispositivo progettuale privilegiato per la prefigurazione e la trasformazione dei luoghi.

Architectonics of Musics. Esperienze multidisciplinari alla Columbia University

Music, like architecture, is an immersive experience – it surrounds you. One can turn away from a painting or a work of sculpture, while music and architecture engulf the body in space. “Architectonics of Music” records the series of Studios taught at Columbia University on music and architecture. They are part of a larger project to develop cross-disciplinary, inspiration-provoking work on new architectural languages. Steven Holl began this studio in 2006 and continued the masterclasses in several editions at Columbia University up to 2018.

Prefazione

Il lavoro presentato in questo libro è il frutto di una importante operazione che non era mai stata compiuta prima: l’or-ganizzazione delle circa duecentocinquanta tesi prodotte per ambiti tematici. È stata un passo avanti rispetto alla precedente classificazione cronologica. La catalogazione ha consentito il passo seguente in cui ciascun dottorato analizza due tesi, ne scrive un saggio, intervista l'autore e traccia ulteriori tracce di avanzamento.

Utopiae [ephimerae] insulae

Nel 1516 Thomas More scrive Utopia. Per sintetizzare il significato di quest’opera egli ne rielabora l’etimologia proponendo una duplice interpretazione: eu-topìa “buon luogo”, ma anche, ou-topìa “nessun luogo”. Utopia è un “posto circondato dall’acqua”, la sua forma contiene un grande porto.

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